Troppo vicini al fiume!, il Tagliamento a Latisana, foto di Roberto Pizzutti
Elegante e proficua pubblicazione di Legambiente Pordenone alla fine di un progetto che l’ha vista impegnata su cultura e protezione dei fiumi. Come sempre grande competenza e passione civile. Testo scaricabile qui sotto
Parte una ricerca su come dense comunità umane assicurano la propria sicurezza idrica, intesa come delicato equilibrio fra istanze ecosistemiche e benessere sociale. Un fine molto ampio che si specifica e concretizza nello studio di due bacini idrografici del nord Italia, quello del fiume Brenta e quello del torrente Enza. Si tratta di territori che in rapida sequenza toccano ambienti umani e naturali molto diversi, dall’alta montagna alla piatta pianura. Differenze fisico-morfologiche e socio-politiche sono evidenti, come evidente una certa simmetria fra i due corsi d’acqua. Nel bailamme di siccità e alluvioni, feste lungo il fiume e massacri urbanistici, la sicurezza idrica è condizione imprescindibile, tormento della politica, spauracchio per le future generazioni. Essa è dunque un fatto sociale totale da non limitare alle derive securitarie o alla modellistica degli idrologi. Fuor di metafora, nella parte alta di questi bacini vi sono progetti di grandi sbarramenti, le dighe di Vetto sull’Enza e quella della val Cortella (Vanoi) sul Brenta. I portatori di interesse sono molti, come anche le risorse necessarie per realizzare le opere. Vi sono proposte alternative alle dighe e inoltre incombe il conflitto fra centro e periferia. Per indagare una simile complessità socioidrica si è scelto lo schema delle fratture di Rokkan, con una adeguata attualizzazione delle stesse e un redivivo confronto fra due regioni – Veneto e Emilia-Romagna – così vicine e così lontane.
IPOTESI: la maggior integrazione istituzionale della società emiliano-romagnola porterà ad una più rapida realizzazione della grande opera; la maggiore frammentazione della società veneta porterà ad un fiorire di piccole innovazioni socio-idriche
Seminario con esperti del settore idrico e scienziati sociali su come inquadrare ‘profuturo’ la carenza di precipitazioni e acqua dolce in quella parte d’Italia abituata ad una grande abbondanza. L’inquadramento socio-politico tocca almeno tre aspetti: la comunicazione ambientale e scientifica sull’argomento, il gioco fra associazioni di categoria e autorità idriche, le possibili conseguenze redistributive che potrebbero derivare da politiche di emergenza. E’ infatti attesa la nomina di un commissario straordinario governativo. Il rationale del seminario con ipotesi e chiavi di lettura è qui
Ponte delle Comete sul Canale delle Acque Medie a Latina, foto di P. Gruppuso
Paolo Gruppuso, antropologo dell’Università di Monaco, si pone diverse domande sulle iniziative civiche attorno ai canali che attraversano Latina. Facile pensare che i canali delle bonifiche pontine non siano un puro strumento della razionalizzazione agricolo-politica voluta dal Fascismo, nel dopoguerra finita nell’abbandono (Gruppuso ha scritto un testo per il libro ‘Fiumi e città’ proprio su Latina). Ora una iniziativa civica di ‘riappropriazione’ del principale canale della città pontina suscita nell’Autore alcune domande su chi siano i veri proprietari dell’acqua. Le riflessioni, per certi versi sorprendenti, sono raccolte in questa lettera aperta che Paolo Gruppuso ha indirizzato al nostro blog. Grazie